Chi Sono

face-feMi chiamo Federica Casari, psicologa e psicoterapeuta di orientamento sistemico-relazionale. Mi occupo di consulenza, sostegno psicologico e psicoterapia rivolti ad adulti, minori, coppie e famiglie. Le situazioni nell’ambito delle quali mi capita più frequentemente di lavorare riguardano: stati ansioso-depressivi nell’adulto e in generale difficoltà esistenziali o connesse a particolari fasi del ciclo di vita; difficoltà comunicative/relazionali nel contesto di coppia e familiare; difficoltà di autonomizzazione nei giovani adulti, che faticano a svincolarsi dalla famiglia di origine; disagio adolescenziale, come fatica emotivo-affettiva connessa alla specifica fase di cambiamento del giovane e come peculiare momento di transizione familiare; problemi comportamentali e della regolazione emotiva nei bambini; attività di valutazione e presa in carico di situazioni connesse a separazioni conflittuali, in rete con i servizi sociali di zona.

Mi laureo in Psicologia Clinica nel 2007 presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e mi iscrivo all’Ordine degli Psicologi della regione Lombardia nel 2008.

Nel 2008-2009 seguo il master di secondo livello in Psicologia Scolastica, presso il Centro Studi Bruner (MI).

Dal 2011 al 2014 frequento il corso di specializzazione in Psicoterapia a indirizzo Sistemico-Relazionale presso il Centro Milanese di Terapia Familiare (Associazione Culturale Episteme, Torino), insieme a Paolo Bertrando e Marco Bianciardi. Svolgo il tirocinio di specializzazione presso il Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL 13 Novara Sud, occupandomi – in supervisione costante con la dott.ssa Donatella De Luca – di attività clinico-psicoterapica rivolta a individui adulti, coppie e famiglie.

Le mie esperienze professionali riguardano l’area clinica – consulenza psicologica e psicoterapia, l’ambito della formazione e della prevenzione in campo scolastico, quello della tutela minori e l’attività di ascolto e accompagnamento psicologico di persone straniere, migranti e richiedenti asilo.

Dopo la laurea, tra il 2008 e il 2011, lavoro come educatrice presso associazioni e centri aggregativi, e con adolescenti disabili nell’ambito di un ente di formazione e orientamento al lavoro del territorio (Centro Formazione Professionale del Comune di Vigevano, Agenzia per lo Sviluppo del Territorio).

Negli ultimi due anni lavoro in qualità di psicologa nell’ambito di una comunità educativa comprendente sia minori sia mamme con bambini (situazioni segnalate ai servizi sociali competenti e al Tribunale dei Minorenni per abbandono, incuria/trascuratezza, maltrattamento fisico e psicologico, violenza assistita). In tale contesto vengo ad occuparmi di spazi di ascolto e supporto psicologico dedicati ai minori ospiti e alle utenti adulte, gruppi di parola con gli ospiti adolescenti, laboratori ludico-espressivi con i bambini in età scolare e pre-scolare, attività di coordinamento (stesura dei Piani Educativi Individualizzati, delle relazioni da condividere con Tribunale dei Minori e con i servizi invianti, partecipazione agli incontri di rete con enti/servizi ed alle udienze presso il TM).

Oltre all’attività clinica, attualmente opero come formatrice progettando e conducendo: incontri con genitori (sostegno alla genitorialità nelle diverse fasi di crescita dei figli); incontri presso scuole primarie e secondarie (su temi come: affettività e sessualità, interculturalità, dinamiche comunicative nel gruppo classe, mediazione del conflitto, prevenzione di comportamenti a rischio); corsi di aggiornamento per educatori e insegnanti; incontri di supervisione individuali e di gruppo rivolti ad educatori ed operatori sociali.

L’approccio teorico nell’ambito del quale ho svolto la mia formazione, quello sistemico-relazionale, mi consente di accogliere e considerare la persona entro il suo contesto affettivo e relazionale, la famiglia, il lavoro, la scuola, i gruppi informali e sociali. Il riferimento all’epistemologia della complessità (E. Morin) rappresenta per me una sorta di “bussola auto-riflessiva”, risorsa preziosa che mi aiuta a leggere e comprendere le situazioni di disagio psichico inquadrandole e contestualizzandole nel più ampio contesto micro e macro sociale, reso ancor più complesso e ricco dall’incontro con persone provenienti da culture e luoghi “altri”.

Qualunque tipo di malessere e di sintomo viene visto e compreso entro la rete di relazioni e significati di cui è intessuta la vita delle persone: relazioni presenti, passate e immaginate; relazioni con eventi, luoghi, vissuti emotivi, valori, pensieri, convinzioni personali e socio-culturali. La persona viene accolta nella sua sofferenza e al contempo considerata come portatrice di risorse, che andranno individuate, valorizzate e rinforzate.

La mia personale formazione sistemica si è altresì proficuamente “contaminata” con il lavoro sul campo nell’ambito dell’ascolto e dell’accompagnamento psicologico di persone straniere e richiedenti asilo ospiti dei centri di accoglienza: un lavoro transculturale di ulteriore apertura alla complessità, di riconoscimento e valorizzazione di differenze e somiglianze che caratterizzano l’Umano, nei suoi movimenti, nei modi di esprimere le emozioni e la sofferenza psicologica, nei modi di stare-con l’Altro e gli altri.

Negli ultimi anni, spinta da interessi personali e grazie al lavoro di tesi di specializzazione compiuto sotto la supervisione del Dott. Paolo Bertrando (“Musica e Modello Sistemico: alcuni spunti per un dialogo”), vengo ad occuparmi su un piano teorico e clinico delle connessioni tra arte, musica nello specifico, e psicologia. In modo particolare, esploro e approfondisco alcune metafore tratte dall’ambito della musica – come l’ascolto, l’improvvisazione, il silenzio, il suono, il rumore – e le contamino con la mia formazione ed esperienza come psicologa e psicoterapeuta.

Esito di questo percorso di analisi e riflessione è stata la consapevolezza delle grandi potenzialità generative e trasformative che l’arte, la musica nel caso specifico, può offrire non soltanto come strumento espressivo-riabilitativo (es.: musicoterapia), ma anche come bacino di possibili spunti narrativi e metafore per narrare – de-costruendo e ri-costruendo – la propria storia, individuale e di gruppo (coppia, famiglia, gruppi amicali, gruppi classe, contesti lavorativi, etc.).

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