Quali felicità?

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E’ il Pil un indicatore attendibile/adeguato a ‘misurare’ la felicità delle società? Ecco una interessante riflessione di Emanuel Pietrobon, pubblicato su L’Intellettuale Dissidente.

Non condivido tuttavia il paragrafo conclusivo, in cui a mio parere si rischia di semplificare una questione che semplice non è, facendo oscillare il pensiero tra due alternative delle quali l’una viene presentata come a priori più ‘sana’ e preferibile dell’altra (come se, ad esempio, un avanzamento di carriera fosse, a prescindere, meno desiderabile rispetto ad una ‘culla piena’).

Le società del benessere si sono trasformate nelle società del malessere e ciascuno è complice nella misura in cui sceglie di comprare un abito costoso perché vi è intessuto sopra il nome di uno sconosciuto, prediligendo le domeniche ai centri commerciali anziché al parco, preferendo del cibo spazzatura ad una dieta sana, scegliendo un programma trash ad una buona lettura, vedendo nella droga o nel suicidio la soluzione ad un dramma esistenziale, e preferendo un avanzamento di carriera ad una culla piena.

Oltre che il rischio di semplificare un discorso storico-sociologico complesso, vi si scorge anche una velata colpevolizzazione, non soltanto nei confronti di chi opera una scelta a scapito di un’altra (un programma trash invece di una buona lettura), ma anche – più drammaticamente – verso coloro i quali agiscono la propria sofferenza esistenziale ricorrendo all’uso di droghe o suicidandosi.
Le dipendenze e gli atti suicidari andrebbero forse meglio inquadrati come assenza percepita di alternative possibili, in una società ‘a senso unico’, che ci prescrive come è opportuno essere, come vivere le proprie relazioni personali, cosa è opportuno indossare, guardare alla tv, come è meglio trascorrere il proprio tempo libero. Una società come la nostra, dunque, solo in apparenza democratica. O meglio, certamente più democratica e libera di altre, ma in cui la pressione omologante – agita non tanto da ‘influencers’, ma veicolata da più pericolosi messaggi impliciti – avanza imperterrita.

Facciamo quindi nostra la saggezza del fisico e filosofo austriaco Heinz von Foerster: “Agisci in modo da aumentare le possibilità di scelta“.

Oggi più che mai se ne sente la necessità.

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